Qual è la difficoltà più comune degli imprenditori che diventano miei clienti?

Immagini bene: è proprio quella di leggere e interpretare il proprio bilancio.

È una difficoltà trasversale.

Riguarda imprenditori che gestiscono piccole attività e non hanno avuto una formazione economica e finanziaria.

Ma anche imprenditori con la responsabilità di aziende che fatturano milioni di Euro.

Ti chiedi come sia possibile?

Te lo spiego subito.

Nel primo caso, è abbastanza intuibile il motivo: ci sono categorie molto preparate dal punto di vista tecnico-operativo (ad es. ristoratori che sono anche eccellenti cuochi, esperti fotografi che sono dei maghi dietro l’obiettivo, etc..)

Ma quando parli loro di parlare di numeri… cominciano a sudare freddo…

Perché? Perché questo atteggiamento è cosi diffuso?

Perché’ in Italia (al contrario che in altri Paesi) c’è una scarsissima educazione imprenditoriale… e la cosa peggiore, è che si fa troppo poco per rimediare.

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Come gestire i tuoi soldi, investirli in azienda in modo efficace e remunerativo, gestire un’azienda… purtroppo non te lo insegnano a scuola (e spesso neanche all’università).

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Purtroppo ti fanno credere che sia sufficiente possedere un numero di undici cifre (la famigerata partita IVA) per avere un’azienda, e per gestirla al meglio.

E’ tanto assurda questa cosa, quanto comune…

Consentimi ora di usare una metafora per spiegarti come stanno davvero le cose.

Ricordi quando hai imparato a nuotare?

Probabilmente eri piccolino, ma forse ricordi ancora come hai imparato.

Prima di tutto l’istruttore ti ha fatto fare gli esercizi fuori vasca per farti imparare i movimenti.

Poi molto probabilmente hai fatto degli esercizi in vasca con i vari attrezzi in schiuma per allenare prima le gambe, poi le braccia.

Poi – piano piano – hai fatto le prime vasche, ti sei allenato con i diversi stili, fino a trovare il tuo.

E poi, non ti ha fermato più nessuno.

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La pratica migliora la tecnica, e man mano hai imparato a nuotare.

Cosi’ ho imparato a nuotare io, immagino che per te sia stato lo stesso.

Bene.

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Non sapere gestire i tuoi soldi, non sapere come investirli in azienda in modo efficace e remunerativo, non saper gestire un’azienda…

… equivale a buttarsi in acqua la prima volta che si entra in piscina, senza aver fatto nulla per imparare a nuotare. Ovvio che affoghi!

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E nel mondo del business affogare significa chiudere l’azienda (spesso di famiglia) e rischiare il fallimento. Ecco perché le aziende chiudono.

Ma se stai ancora leggendo questo articolo ti faccio i miei complimenti.

Sei uno dei pochissimi imprenditori che invece ha capito l’importanza della CONSAPEVOLEZZA: chi fa impresa prima di tutto deve essere consapevole di cosa voglia dire gestirla.

Gestire i fornitori, gestire i clienti, gestire i collaboratori, e comprenderne i numeri.

Anche se hai un’azienda piccolina che sta crescendo.

Rimarrai stupito nel sapere che spesso la difficoltà di leggere ed interpretare il proprio bilancio ce l’hanno anche imprenditori che gestiscono imprese più grandi e strutturate.

Anche se si sono laureati in università rinomate e prestigiose.

Si, perché magari loro hanno anche superato esami di contabilità, misurazione aziendale, analisi dei dati… ma poi hanno la testa piena di nozioni e informazioni, e non sanno davvero da che parte cominciare.

In un caso, come nell’altro… niente paura!

In questo articolo ti spiegherò come ho aiutato Antonio a:

# Leggere e interpretare in modo semplice ma efficace il suo bilancio,

# Identificare almeno TRE problemi che aveva in azienda (e che aveva sottovalutato)

# Risolvere tutti questi problemi grazie ad un’analisi di bilancio snella ma incredibilmente efficace.

Pronto? Cominciamo!

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Ecco come ho aiutato Antonio a salvare l’azienda di famiglia grazie ai numeri.

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Antonio è un giovane imprenditore delle Marche.

Gestisce l’azienda di famiglia che produce calzature classiche da uomo.

Antonio è un po’ che si era accorto che c’era qualcosa che non andava, e voleva vederci chiaro.

Fatturato che aumentava di anno in anno, eppure…

la liquidità nel conto corrente diminuiva sempre di più.

Questo lo preoccupava.

Soprattutto alla luce del piano di sviluppo per il prossimo triennio che prevede l’esplorazione di un mercato nuovo, apparentemente interessante, ma comunque pieno di insidie per una piccola azienda come la sua: la Cina.

Mi ha contattato, e pensando di fare una cosa buona, mi ha mandato l’analisi di bilancio ottenuta da un rinomato software online.

Apro il file, lo scorro velocemente, e rimango basita:

# quasi quaranta indici di bilancio,

# quasi settanta pagine di report,

# una marea di numeri da analizzare (qualcuno incomprensibile anche a me), che volevano dire tutto e niente.

Insomma, ero perplessa quanto Antonio.

Gli ho proposto quindi di rifare il lavoro da capo, facendolo a mano, tagliato su misura sulla sua azienda.

Da artigiano, ad artigiano.

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Innanzitutto: cosa possono svelarti i numeri?

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Se mi segui da un po’ sai che i numeri sono fondamentali nel mio metodo di lavoro.

Perché sono la prova inconfutabile di come stiano andando le cose in azienda, nel modo più oggettivo e asettico possibile.

Ora, facciamo un esempio.

Se tieni alla tua salute, vai almeno una volta l’anno dal medico di famiglia per farti prescrivere le analisi del sangue, giusto?

Perché lo fai?

Perché – immagino – non ti accontenti di affidarti alla tua “sensazione di presunto benessere” per sapere esattamente se godi di buona salute o meno.

Vuoi esserne sicuro, numeri alla mano.

Vuoi sapere se sei a rischio di diabete, se hai i trigliceridi alti, se hai una carenza vitaminica…

Giusto?

Vuoi saperlo, per rimediare prima che sia troppo tardi.

Ecco, la stessa cosa dovresti farla con la tua azienda.

Almeno una volta l’anno dovresti fare un’analisi di bilancio approfondita, per capire se ci sono segnali di difficoltà finanziaria all’orizzonte, perché per l’ennesimo anno le cose non sono proprio andate come speravi, etc…

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Quindi, almeno una volta l’anno dovresti andare dal tuo commercialista, e farti prescrivere un’analisi di bilancio completa e accurata da effettuarsi presso uno specialista, durante la quale approfondire tutto quello che vedremo in questo articolo (e anche di più).

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Lo fai se vuoi preservare la tua salute, lo fai se vuoi preservare la salute della tua azienda.

Ed è quello che ha fatto Antonio.

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Ciò che un software non potrà mai analizzare: da dove vengono gli utili

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Prima di tutto ho posto ad Antonio alcune domande sulla sua azienda, su ciò che produceva e vendeva, su quali fossero i suoi clienti ideali, e le difficoltà che incontrava nel fornirli.

È emerso quasi subito un dato importante:

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l’azienda di Antonio si rivolge a due mercati differenti

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Da una parte vende calzature al dettaglio grazie ad una rete di piccoli negozi non specializzati.

Dall’altra vende calzature all’ingrosso a grandi aziende di distribuzione.

Queste due tipologie di clienti hanno condizioni di fornitura, di pagamento, listini di vendita e quindi marginalità completamente differenti, che però non venivano monitorate in quanto finivano tutte nello stesso calderone della contabilità’ generale.

Ecco perché un software non era in grado di dare le risposte che Antonio cercava!

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Il primo problema di Antonio: un migliaio di Euro li, un assegno là…ecco come perdere in un attimo il controllo delle spese, senza rendersene conto

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Una volta analizzato il modello di business,

# ho stampato le dodici pagine che componevano il bilancio,

# ho esaminato le singole voci e il loro contenuto

# le ho riclassificate e riaggregate riducendo cosi il bilancio a poche ma significative voci affinché il bilancio fosse semplice da comprendere, anche per Antonio che non e’ un commercialista.

L’ho esaminato con Antonio, che mi ha dato indicazioni importanti.

“Sai Assunta, a ben vedere non ci avevo pensato, ma quest’ anno abbiamo speso in modo meno oculato rispetto al passato. Tante piccole spese, che alla fine non ci hanno portato da nessuna parte, ma che effettivamente non avevamo valutato con attenzione. Dalla tua analisi è molto chiaro. Dovevamo stare più attenti.”

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Il secondo problema di Antonio: la gestione confusa delle scorte

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La stessa cosa l’ho fatta con lo Stato Patrimoniale.

Analizzando in particolare debiti, crediti e il magazzino.

I crediti non mi davano troppo di cui pensare.

Ne avevo parlato spesso con l’impiegata amministrativa.

Si trattava perlopiù di crediti “giovani”, di facile incasso, e perfettamente in linea con il fatturato.

Stessa cosa per i debiti: avevano subito un lieve aumento, ma niente di preoccupante.

Avevo notato tuttavia che il valore del magazzino era aumentato di molto rispetto all’anno prima, in modo ingiustificato.

Ciò che mi aveva colpito era in particolare il valore degli imballaggi.

Quasi triplicato!

“Antonio, che è successo qui? Chi decide gli ordini? Avete il controllo delle scorte di magazzino, avete stabilito una soglia sotto alla quale scatta l’esigenza di riordino al fornitore?”

“Cavoli Assunta, mi era sfuggito. Ti confermo che il dato è reale, è effettivamente merce che abbiamo in magazzino, e l’ordine lo ha dato il capo della produzione che però non ha indicazioni precise in merito, e decide sul momento.

Mi rendo conto che questa cosa non va bene, perché ora ci metteremo mesi e mesi a smaltire tutta quella roba. Cosa mi suggerisci di fare?”

“Molto semplice. A seconda dei tempi medi di fornitura e dell’utilizzo giornaliero della merce in produzione, stabilisci obiettivamente una soglia sotto la quale deve scattare l’ordine al fornitore. In questo modo ottimizzerai gli acquisti, senza rischiare di bloccare la produzione”.

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Il terzo errore di Antonio: non pianificare attentamente ricavi e costi, incassi e spese

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Per ultimo, ma non per importanza, ho analizzato con Antonio il suo rendiconto finanziario, ossia quel documento contabile che illustra come in un periodo di tempo (generalmente un anno) viene generata e spesa la liquidità in azienda.

È un documento fondamentale, e ancora non mi capacito del fatto che venga predisposto solo quando obbligatorio per legge. Pazzesco.

Esamino il rendiconto finanziario con Antonio.

Non ci metto molto a scoprire dove sia sparita la liquidità in azienda.

“Antonio, vedo che hai acquistato un bel po’ di attrezzature e macchinari nuovi: ma spiegami un po’, avevi già accantonato in passato le somme necessarie per poterli pagare? Perché vedo che non hai chiesto un nuovo finanziamento in banca…”

“No Assunta, hai ragione. Avevo accantonato delle somme, ma quando poi si è trattato di procedere con l’investimento, abbiamo speso più di ciò che avevamo preventivato, e non abbiamo ritenuto il caso di rivolgerci in banca perché pensavamo di potercela fare. Abbiamo sbagliato?”

“Direi di no Antonio. Avete solo fatto un errore di valutazione, e può capitare, ma il ragionamento di fondo è corretto. La prossima volta cercate di stare più attenti.

Dato che la banca ti chiederà presto un bilancio per aggiornare i tuoi dati nei suoi archivi, ti suggerisco di consegnare loro anche una copia del report che ho preparato per te, in modo che comprendano perché i tuoi indici di liquidità sono peggiorati, anche se sono ancora sotto controllo.

In questo modo dovrebbe essere più semplice accedere alla richiesta di finanziamento che vuoi avanzare tra qualche settimana.

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In questo articolo mi sono spinta un po’ oltre.

Ti ho raccontato la storia di Antonio e di come – grazie ad un’Analisi di Bilancio fatta di poche cose ma fatte bene, spiegata in modo semplice e comprensibile, l’ho aiutato a identificare tanti problemi che ha in azienda.

Ma soprattutto, a indicargli le strategie più utili nel suo caso specifico.

Strategie che si stanno rivelando fondamentali per il suo piano di sviluppo all’estero.

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Se quindi sei un imprenditore come Antonio, e vuoi vederci chiaro sui numeri della tua azienda, contattami subito per un’analisi di bilancio personalizzata, cliccando qui.

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