Il tessuto economico italiano è fatto per la maggior parte da piccolissime imprese, condotte da imprenditori che davvero rappresentano l’eccellenza.

Siamo bravissimi nella manifattura, nell’industria, nell’alimentare, nel lavoro artigiano,… e potrei continuare all’infinito…

Noi italiani abbiamo una cura nel fare le cose che si trasforma naturalmente in pura maestria.

 

E questo, nonostante tutto quello che ci vogliono far credere, ce lo invidia il mondo.Punto.

 

Questo però, qualche volta, può non essere sufficiente per avere successo come imprenditori.

Mi spiego meglio.

Forse sarai molto impegnato a cercare di migliorare, giorno per giorno, il tuo prodotto (o servizio). Fai bene.

Ma quanto tempo ed energie dedichi a migliorare la tua impresa, ossia il “veicolo” che permette di diffondere la tua eccellenza?

Purtroppo (e lo dico davvero con dispiacere immenso) puoi avere il prodotto migliore al mondo, ma se non hai un’impresa che funziona, non necessariamente riuscirai ad avere successo.

E’ notizia di qualche giorno fa che gli investitori stranieri prediligano gli investimenti nelle PMI italiane, piuttosto che nelle grandi societá quotate in borsa (leggi qui)…

Mi ha fatto riflettere molto questa cosa.

Perché? Perché abbiamo un potenziale enorme (il prodotto, l’eccellenza), ma non sappiamo come “sfruttarlo” appieno.

Quindi loro ci mettono i soldi, le competenze manageriali, e BOOM! Il successo é assicurato.

Ma a te, poi, cosa rimarrà? Non lo so, onestamente ho paura a scoprirlo..

Come si é giunti a questa situazione? Come é stato possibile?

 

Sicuramente per ragioni storiche.

Il tessuto economico italiano é caratterizzata da imprese familiari, di piccolissime dimensioni.

Sin dal secondo dopoguerra, con tutto un Paese da ricostruire, il boom economico degli anni sessanta, fino ai gloriosi anni ottanta… era facile avere successo come imprenditori.

Il prodotto si vendeva da solo, perché c’erano tantissime persone disposte ad acquistare.

I soldi giravano, avere successo era semplice.

Erano anni dove bastava che lavorassi duro, offrivi un servizio adeguato, e il resto veniva da se.

Ricordo molto bene le serate di quando ero bambina, ad aiutare mio padre nell’attività di famiglia, fino a notte fonda…

I problemi con le banche, con il commercialista, con le tasse da pagare… si c’erano, ma non ti toglievano la serenitá.

Ora le cose sono completamente diverse. Quel mondo (purtroppo) non c’é piú.

La concorrenza é agguerrita, globale…

La torta é sempre quella, e ormai non si puó piú mangiare tutti e avere la pancia piena.

► Le persone (e quindi i potenziali clienti) sono diventate diffidenti…

► Lo Stato non ci é amico, tasse e burocrazia spesso sono davvero soffocanti…

► Le banche fanno i loro interessi (e sicuramente non i tuoi), tant’evvero che proprio quando avresti bisogno di una mano, decidono di revocarti la fiducia data.

 

Cosa si può fare allora per uscire da questo pantano ed evitare che gli investitori esteri acquistino a man bassa il meglio del Made in Italy?

 

 

Aspettare e confidare che lo Stato faccia qualcosa.

Non ho la capacità di predire il futuro, ma non mi sembra una buona strategia.

Non so se l’hai notato, ma alla politica italiana non frega niente della tua impresa.

Ai politici interessa mantenere i propri privilegi il piú a lungo possibile, in modo piú o meno palese.

E se ti sembrerà che qualcosa di buono verrà fatto, ciò sarà stato possibile perché é un “effetto collaterale” di un qualcos’altro che é celato dietro le quinte.

Da secoli e secoli, é sempre stato cosi, e continuerà ad essere cosí.

Spero davvero di sbagliarmi, credimi. Ma attendendo (e sperando) che qualcosa cambi, fossi in te penserei ad un piano B.

 

Affidarsi a chi “ha studiato”

Sei bravissimo in quello che fai, ma effettivamente nessuno ti ha insegnato a fare l’imprenditore.

Gestire in modo per te utile il rapporto con le banche, con i tuoi collaboratori, come migliorare l’organizzazione della tua impresa…da dove cominciare?

E allora decidi di affidarti a “chi ha studiato”, magari un parente, un figlio…

Lui (o lei) la testa, tu il braccio.

C’é un problema però.

Spesso i programmi delle università italiane non sono adatti alle piccole imprese, e se adottati senza criterio, possono anche essere dannosi.

Perché? Perché i professori universitari non sono imprenditori, ne consulenti.

E proprio per questo, ciò che si insegna all’università può essere vero per la grande impresa americana, ma non per la piccola realtà italiana.

Non mi fraintendere, con tanta fatica, perché nel frattempo lavoravo in uno studio di commercialisti, mi sono laureata con lode in una delle migliori universitá italiane in Economia.

Ho ricevuto tanti preziosi insegnamenti, e decidere di iscrivermi all’universitá, nonostante le difficoltá, é stata una delle scelte piú azzeccate della mia vita.

Ma premesso questo, mentirei se ti dicessi che applico pari pari quello che ho imparato in aula ai miei clienti.

 

Bisogna avere un approccio intelligente e critico.

 

Selezionare, adattare, modernizzare quegli insegnamenti alla realtá quotidiana.

E purtroppo non tutti lo fanno.

 

 

Ma tanto ci pensa il commercialista!

Siiiii…. Magari!

Mi spiego meglio.

Il commercialista sarebbe la figura professionale piú adatta per affiancarti in questo bellissimo viaggio, per far di te un imprenditore di successo.

Ha studiato (vedi punto precedente), ha fatto una lunga e faticosa pratica (almeno tre anni), conosce perfettamente ció di cui ha bisogno un imprenditore come te.

Ma…

Come ti accennavo qualche riga piú su, il commercialista di oggi é superimpegnato per stare dietro ai tuoi adempimenti nei confronti dello Stato, per presentarti la dichiarazione dei redditi, correre per stare dietro all’ultimo decreto incomprensibile e cercare di farti fare meno errori possibile.

Lo so, perché sono commercialista anche io, e questa vita l’ho fatta per diciassette anni.

Si, hai capito bene.

Diciassette anni.

E in tutto questo tempo, ne ho viste davvero di tutti i colori.

All’interno della categoria c’é oggi tanta stanchezza e delusione, e siamo davvero in pochi, pochissimi, a renderci conto che all’imprenditore serve qualcosa di piú.

 

Servono nuove competenze, tempo, un modo diverso di affrontare le cose.

 

Dalla mia, ho deciso di abbandonare completamente il mio lavoro precedente.

Non mi occupo piú di bilanci, di dichiarazioni dei redditi, di adempimenti burocratici.

Mi rendo conto che sono “rogne necessarie”, ma mi assorbivano troppo tempo ed energie.

E, onestamente, non potevo piú accettare il fatto di essere pagata per un servizio, si eccellente, ma effettivamente non utile all’imprenditore.

A ben vedere, avrei dovuto essere pagata dallo Stato, non da te.

Ho quindi deciso di cambiare mestiere e specializzarmi in competenze che so possono fare davvero la differenza.

E ho trovato all’estero (Londra), dove ora vivo con mio marito, ció che in Italia ho cercato negli ultimi anni.

 

La consulenza strategica

La strategia, in breve, é

 

la pianificazione di azioni coordinate tra loro al fine di raggiungere un obiettivo di medio-lungo termine.

 

La consulenza strategica aiuta quindi gli imprenditori a:

► definire i loro obiettivi di business,

► esplicitare le azioni volte a raggiungerli,

► scegliere gli indicatori piú adatti a misurare i risultati ottenuti.

Valutarli.

Identificare ció che eventualmente non ha funzionato e correggere il tiro per fare meglio domani.

A seconda quindi che i tuoi obiettivi siano

► Aumentare il loro fatturato;

► Identificare nicchie di mercato profittevoli;

► Razionalizzare i costi di produzione;

► Aumentare la produttività;

► Aumentare i margini di profitto.

Cerco, assieme a te, di implementare una strategia, per centrare l’obiettivo, numeri alla mano.

Non é un lavoro facile.

Ma ho capito subito, giá anni fa, che questa é l’unica cosa che distingue le imprese che “tirano a campare” da quelle di successo.

E da quando vivo all’estero ne ho avuto conferma, sia perché le imprese qui lavorano meglio e con maggior profitto, sia perché ho trovato tantissimo materiale, libri, studi, corsi proprio su questo tema.

Qualche giorno fa ero a Liverpool, e ho colto l’occasione di andare nella biblioteca cittadina, una delle piú belle e fornite di Inghilterra…

Nella foto sotto c’é solo una piccolissima parte di tutti i libri di business che ho trovato.

Libri interessantissimi, scritti in maniera semplice, da imprenditori, consulenti veri, che non aspettano altro che essere tradotti e adattati alla realtá delle PMI italiane.

Lo sapevi che Richard Koch, uno dei piú grandi consulenti ed imprenditori di successo al mondo e padre del principio di pareto (80/20) applicato in ambito business, ha scritto un libro di strategia (che ovviamente ho divorato)?

Perché in Italia questo materiale non c’é?

Perché in Italia non se ne parla?

Perché??

Dalla mia, posso solo continuare a studiare, approfondire, selezionare, adattare e applicare quello che leggo affinché possa esserti davvero utile.
Continua quindi a leggere il mio blog.

E se hai bisogno di una consulenza personalizzata, contattami qui.

 

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