Gli ultimi anni sono stati davvero un casino…

Tante imprese chiudono o falliscono, giorno dopo giorno, e anche per chi rimane sopravvivere non é semplice.

Burocrazia asfissiante, tasse molto alte, clienti che non pagano, personale poco collaborativo…

E se anche come imprenditore sei riuscito a mettere da parte qualche soldo, anche qui la matassa non é meno ingarbugliata.

Tra banche che falliscono, strumenti finanziari sempre più complessi, bolle speculative in attesa di esplodere, è difficile venirne a capo.

Insomma, non solo é difficile fare due soldi, ma lo é anche metterli da parte!

Posso quindi capire che un imprenditore, appena vede che le cose vanno un pò meglio, stappa lo champagne e si fa passare qualche vizio.. Comprensibile.

Ma al di la di quello che ci propinano i giornali, la TV spazzatura e i social media… le cose stanno davvero cosi?

Ormai avrai capito che sono appassionata di numeri da sempre (per intenderci, quando studiavo ragioneria il sabato sera lo passavo a fare gli esercizi, per me divertenti rompicapo…) .

 

E fidati. I numeri, se li sai leggere ed interpretare bene, non mentono. Mai.

 

Quindi stamattina, ispirata dall’ennesima notizia di cronaca, mentre bevevo il mio caffé ho fatto qualche indagine online per capire se le cose stavano proprio come ce la stanno raccontando.

E non sono rimasta per niente sorpresa.

Ma andiamo con ordine.

 

PERCHE’ SEI UN IMPRENDITORE?

Una prima, doverosa premessa.

Perché si fa impresa?

Cosa spinge un imprenditore a diventare tale?

Cosa ha spinto TE ad andare da un commercialista e annunciargli “voglio aprire una partita IVA”?

Generalmente, per una serie di motivi:

 

► Per necessità

Purtroppo negli ultimi anni si è assistito al fenomeno della crescita esponenziale delle partite IVA “farlocche”.

Persone che, pur di lavorare, sono state costrette ad aprire una partita IVA, ma che in realtà desideravano solo essere assunte con un contratto regolare di lavoro (possibilmente a tempo indeterminato) e fare una vita tranquilla.

Otto ore di lavoro, aperitivo, pizza con famiglia o amici, tanto tempo libero. Ecco la brutta notizia: il classico “posto fisso”, quello che ti tieni stretto a vita fino alla pensione, non esiste più…

 

► Per ribellione

Hai lavorato tanti anni per un datore di lavoro antipatico, che non ci sapeva fare per niente, quando l’unico a spezzarsi la schiena e a portare avanti la baracca eri proprio tu.

E allora hai deciso di fare il grande salto, di metterti “in proprio”.

Solo che poi hai scoperto che la vita da imprenditore (quello vero!) non è proprio come te la immaginavi…

Non hai più orari, è difficile stare dietro ai clienti, fornitori e banche, e il cellulare ti squilla in continuazione mentre tu vorresti solo metterti li e lavorare tranquillo…

 

► Per fare soldi

Ebbene si, si può fare impresa anche solo per fare soldi.

Anzi, a dirla tutta, dovrebbe essere la motivazione numero uno.

Non mi fraintendere, non sto dicendo che i soldi si fanno da soli.

Bisogna rimboccarsi le maniche, imparare le regole del gioco e avere pazienza.

Ma avere la giusta mentalità di permetterà di focalizzarti su quello che conta davvero, e in questo articolo te lo dimostrerò.

Cominciamo.

 

IL ROE… QUESTO SCONOSCIUTO

IL Roe (Return on Equity, ritorno sull’investimento) è un importantissimo misuratore delle performance aziendali che misura esattamente come sta andando la tua impresa.

É una sorta di “tasso di rendimento”: come quando andavi in banca, depositavi i tuoi soldi per un certo periodo di tempo e ti aspettavi di ricevere qualcosa indietro, detto tasso di interesse.

Ad esempio, per ogni 100 Euro depositati, in un anno ricevevi 3 Euro, ossia il 3%.

Parlo al passato, perché ormai i tempi sono cambiati e, a meno di rare eccezioni, non ti viene riconosciuto più nulla.

Ecco, la tua impresa può il tuo migliore investimento.

Una macchina per fare soldi, e alla guida ci sei tu (contrariamente che in banca, dove il tasso di interesse non lo decidevi tu).

Quanto rende dipende tutto da te, e da quanto bravo sei come imprenditore.

 

Come si misura il ROE?

 

Semplificando, rappresenta l’utile annuo che genera la tua impresa tenendo conto dei soldi che ci hai investito.

Più precisamente, è dato dal rapporto tra:

UTILE. E’ l’ultima voce in fondo al conto economico, ossia la differenza tra ricavi e costi. Dipende sostanzialmente da quanto sei bravo a “far girare i soldi”, ossia come acquisire nuovi clienti, proporre prodotti/servizi a premium price, razionalizzare i costi, etc…

PATRIMONIO NETTO, ossia la differenza tra attività (macchinari, crediti, etc..) e passivita (debiti) della tua azienda, o in altre parole, a quanto ammonta il tuo investimento in azienda.

Come forse intuirai, più alto è il rendimento della tua azienda, più essa sarà attrattiva nei confronti di investitori terzi (persone che vorranno fare affari con te, futuri soci, banche)

 

MA QUANTO PUO’ RENDERE EFFETTIVAMENTE UN’AZIENDA?

É stato pubblicato recentemente da parte di Cerved, una delle più grandi banche dati per quanto riguarda le imprese in Italia, il documento “Osservatorio sui bilanci 2016” (che trovi qui) dal quale emerge che il ROE medio delle imprese italiane per il 2016 si attesta ben al 9%!

Questo vuoldire che, mediamente, per ogni 100 Euro investito in azienda a fine anno te ne ritornano 9. Insomma, se hai un pò di denaro da parte, fare impresa è il migliore investimento che tu possa fare.

 

 

Nota una aspetto.

Come mai, anche se il fatturato è diminuito, il ROE è aumentato?

Perchè non necessariamente fatturato e utili sono correlati (ne ho parlato qui, ma approfondiremo ancora la questione…)

 

DA COSA è COMPOSTO IL ROE?

Come abbiamo visto, il ROE riassume in un unico indicatore il rendimento della tua impresa, ed è influenzato da:

 

► Gestione economica, ossia, come è strutturata la tua attività dal punto di vista dei ricavi e dei costi.

Il tuo modello di business è abbastanza profittevole?

Hai un buon equilibrio tra costi variabili e fissi?

Ci sono costi che sostieni che possono essere ottimizzati e/o ridotti?

Ha senso esternalizzare alcune attività piuttosto che altre?

 

► Gestione finanziaria, ossia se la tua azienda è finanziata in modo corretto.

C’è equilibrio tra fonti a breve (es. conti correnti) e a medio/lungo termine (es. mutuo)?

Godi di un buon rating bancario, o è necessario migliorare?

Il costo che sostieni per finanziare la tua impresa è sostenibile?

Oggi, domani e anche tra cinque anni?

 

► Gestione patrimoniale e fiscale.

Hai investito abbastanza in azienda? O troppo?

É meglio acquistare un macchinario o prenderlo in leasing?

Quando è opportuno spendere in innovazione e ricerca (ebbene si, non sempre lo è ;-))?

Quanto è effettivamente il carico fiscale che sostiene la tua impresa?

 

 

ATTENZIONE!

Tanti imprenditori sono frustrati dal fatto che in Italia le tasse sulle aziende sono molto alte.

É vero.

Anzi, a dirla tutta, il problema non sarebbe tanto la tassazione in se (dal 2017 l’aliquota fiscale passa dal 27,5% al 24%, usufruibile sia per società di capitali che da soggetti IRPEF in contabilità ordinaria), ma la burocrazia.

Ormai passiamo ore e ore del nostro tempo a correr dietro a fatture, modulistica varia, autorizzazioni, dichiarazioni a non finire…

TUTTAVIA…

Da come hai letto sopra, il successo di un’azienda è deteminato solo in parte dalle tasse che paga.

Che si possono sicuramente ridurre, in modo legale e sicuro senza ricorrere a trucchetti borderline, proprio come un qualsiasi altro costo.

Ma, come detto, sono solo UN ingrediente della ricetta.

E allora cosa puoi fare tu?

Puoi smettere di lamentarti (giusto o sbagliato che sia, non so se lo hai notato, non serve a nulla…) e cominciare a concentrarti su aspetti della tua azienda sui quali hai davvero il controllo.

► Come puoi migliorare la qualità dei tuoi clienti?

► Come puoi incassare piú velocemente, possibilmente in anticipo?

► Come puoi risparmiare sui costi e far schizzare il tuo utile alle stelle?

► Come puoi migliorare il rapporto con la tua banca senza nasconderti ogni volta che il direttore incontra il tuo sguardo?

► Come è finanziarsi al meglio senza pagare interessi bancari da usura e dormire sonni tranquilli?

 

Ecco, io mi occupo esattamente di questo. Quindi, se vuoi saperne di più, contattami qui

 

Nei prossimi articoli continueremo ad approfondire l’argomento.

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A presto!

Assunta

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