Apple, Disney, Amazon, Tesla…

Non ti nascondo che da appassionata di Business prima e da professionista poi le storie di successo di queste imprese mi hanno sempre incredibilmente affascinato

Idee apparentemente semplici, ma che all’inizio hanno dovuto superare incredibili difficoltà, avere la costanza di bussare all’ennesima porta dopo decine e decine sbattute in faccia, lavorare duro e trovare soluzioni poco convenzionali per cominciare a raggiungere i primi risultati.

Ma dato che so il fatto mio, non mi sono mai accontentata della storiella che trovi sui vari blog spazzatura, o sull’infografica nella pagina Facebook.

Leggere la citazione del giorno sul cellulare mentre vai al lavoro, credere che le cose andranno meglio nonostante tutto, trattare i clienti con empatia…

Ti aiuterà davvero a raggiungere i risultati che vuoi?

So che sai la risposta. Ma comunque te la dico io.

 

NO, NO e ancora NO.

 

Tutto questo non è minimamente sufficiente.

E mi fa sorridere parlare con imprenditori che pensano di “estrapolare” la strategia di Amazon e farla propria, applicarla alla propria impresa, e aspettarsi dei risultati.

Non è così semplice. Neanche lontanamente.

Questo sarà un articolo un po’ più “tosto” rispetto a quello a cui ti ho abituato.

Ma cerca di leggerlo fino alla fine, perché è importante.

Ma innanzitutto…

 

Cos’è la strategia aziendale?

Ci sono tantissime definizioni di strategia aziendale.

Quella che preferisco e trovo più azzeccata è quella di Alfred Chandler, professore alla Harvard Business School e vincitore del premio Pulitzer, secondo il quale la strategia è:

 

L’individuazione degli scopi e degli obiettivi di lungo periodo di un’impresa, la conseguente allocazione delle risorse e lo sviluppo delle attività necessarie per raggiungere gli obiettivi programmati”

 

Da questa definizione (una delle tante in verità) puoi capire come la strategia aziendale non possa essere ridotta al consiglio dato su Facebook, ad un corso per imprenditori uguale per tutti, ad un libro generico sui migliori KPI da implementare in azienda.

La strategia aziendale non è come una maglietta da cinque Euro venduta al mercato, più larga che lunga; e un meraviglioso vestito di alta sartoria, tagliato su misura per te.

Per spiegarmi ancora meglio, in questo articolo ti esporrò cinque possibili approcci alla strategia aziendale. Sono il risultato di una ricerca fatta dal “Centro studi sulla strategia” della Boston Consulting Group, una delle più grandi società al mondo di consulenza aziendale e strategica.

Capiamoci prima su qualche termine.

Vantaggio competitivo: il motivo per il quale hai successo nel tuo settore

Settore: i tuoi concorrenti, sia che siano imprese che fanno quello che fai tu, sia che offrano cose simili ma in grado di soddisfare un tuo cliente.

Mercato: i clienti, anche potenziali.

 

Pronto? Cominciamo!!

 

APPROCCIO CLASSICO – Essere grandi

L’approccio classico è quello che molto probabilmente ti è più familiare.

E l’approccio più adatto per settori ormai maturi, dove il vantaggio competitivo è ormai consolidato, la concorrenza stabile, e ha successo generalmente l’azienda più grande.

Un esempio? Mars.

Mars opera in un settore abbastanza stabile e quindi prevedibile, quello dei dolciumi.

Possiede undici brand di incredibile valore, come Mars, M&Ms, Twix, etc…

Nel 2014 ha portato a casa un fatturato di circa 35 miliardi di dollari ed è una delle più grandi aziende private degli Stati Uniti. Mars ha conquistato nel tempo la leadership di mercato sfruttando l’economia di scala (ossia producendo grandi volumi di prodotti e minimizzando così i costi di produzione) e sulle competenze: e semplicemente la più grande e la migliore in ciò che fa.

 

APPROCCIO ADATTIVO – Essere veloci

La strategia basata sull’approccio adattivo è molto più impegnativa.

Quando formulare previsioni è difficile e il vantaggio competitivo può avere vita breve, l’unico modo per affrontare i continui cambiamenti è la prontezza e la capacita di trasformarsi ripetutamente.

In questo contesto ha successo chi si adatta al cambiamento sperimentando costantemente e identificando nuove opportunità in modo più rapido ed economico rispetto agli altri.

Un esempio di questa strategia? Zara.

Zara opera in un settore estremamente imprevedibile.

“Alla vigilia della nuova stagione è difficile che i rivenditori di abbigliamento possano prevedere se il nero tornerà di moda o prevarrà un altro colore. Di fatto, anche durante una sola stagione i gusti della clientela cambiano frequentemente. La maggioranza dei rivenditori sbaglia le previsioni di mercato e ne patisce le conseguenze, tanto da essere costretti ogni anno a vendere quasi la meta dell’inventario a prezzi scontati”: così A.Ortega, amministratore della società.

Per risolvere il problema, nel 1975 Zara introdusse la fast fashion; invece che cercare di prevedere ciò che i clienti avrebbero voluto, ha optato per reagire in tempi più rapidi a ciò che comprano effettivamente, avvicinando le strutture di produzione ai clienti e tollerando costi di produzione leggermente più alti in cambio di una maggiore agilità.

Ne ho parlato in uno dei miei primi articoli, che trovi qui.

 

APPROCCIO VISIONARIO – Essere i primi

Le imprese visionarie sono le prime ad introdurre un nuovo prodotto o un modello di business rivoluzionario, malgrado le circostanze siano incerte.

I visionari scelgono la via più difficile: danno vita ad un nuovo segmento di mercato o ne sovvertono uno già preesistente, creando spesso settori nuovi ed inesplorati.

UPS “United Parcel Service” ha adottato questa strategia nei primi anni novanta.

Fondata nel 1907, divenne presto una delle aziende di spedizioni più grandi degli Stati Uniti, adottando l’approccio classico, sfruttando la propria dimensione aziendale e il dominio che esercitava nel settore delle spedizioni.

Nel 1994 però, ancor prima che nascesse Amazon.com, UPS si rese conto che i trend di incremento della connettività e della digitalizzazione avrebbero però presto cambiato il mercato e le abitudini dei consumatori, e decise quindi di investire ingenti capitali per entrare e consolidare la propria immagine nel settore del servizio di consegna online.

Solo negli anni duemila i risultati di questa strategia lungimirante sono stati chiari: UPS era arrivata a detenere una quota di oltre il 60% del mercato statunitense delle spedizioni.

 

APPROCCIO CREATIVO – Essere gli orchestratori

L’impresa creativa opera in circostanze imprevedibili in quanto opera in un settore relativamente nuovo, ma ancora in qualche modo influenzabile.

È quindi essenziale essere protagonisti in modo da contribuire a dettarne le regole.

Per far ciò l’impresa creativa deve avvalersi della partnership di altre imprese, adottando un approccio collaborativo invece che concorrenziale.

Alibaba è un ottimo esempio di approccio creativo.

Sconosciuto ai più prima della sua quotazione a Wall Street il 29 settembre 2014, Alibaba è oggi un colosso mondiale dell’e-commerce.

La società, fondata nel 1999, partì dal portale B2B Alibaba.com, che metteva le aziende industriali cinesi in contatto con gli acquirenti esteri.

Quattro anni dopo lanciò la versione consumer, Taobao.com.

Nel 2013 il gruppo è arrivato a gestire un numero di transizioni superiore a quelle di Amazon.com e Ebay messe assieme, gestendo più della metà dei pacchi spediti dall’intera Cina.

Come ha fatto? “La visione originaria era che Internet avrebbe cambiato ogni cosa, e noi volevamo farne parte. D’altro canto non sapevamo nulla di pagamenti, o di B2C o di tutto il resto, e ci siamo chiesti quale contributo potevamo apportare alla società sfruttando la tecnologia Internet. ” Cosi Jack Ma.

Alibaba sottopone costantemente le sue piattaforme a una co-evoluzione. Per esempio ha integrato nella piattaforma Taobao funzionalità di instant messaging e punteggi sulla credibilità dei rivenditori per instaurare rapporti di fiducia tra i partecipanti – un aspetto tradizionalmente importante nel commercio in Cina, nonché un potenziale ostacolo che rischia di tenere le persone alla larga dalle transazioni online.

 

APPROCCIO RINNOVATORE – Essere restauratori

L’approccio strategico basato sul rinnovamento mira a ripristinare la vitalità e la competitività di un’impresa che operi in un contesto ostile.

Quando le circostanze esterne sono cosi impegnative da rendere insostenibile il tradizionale modello di business, cambiare rotta in modo deciso e l’unica via non solo per sopravvivere, ma anche per garantirsi un’altra opportunità per prosperare.

L’impresa deve prima di tutto riconoscere che “i tempi sono cambiati” e reagire nel minor tempo possibile. È necessario quindi rifocalizzare il business, tagliare i costi non necessari e preservare il capitale, sbloccando allo stesso tempo risorse per finanziare la fase successiva del processo di rinnovamento.

Un esempio? AIG.

American International Group (AIG), una delle compagnie assicurative più grandi al mondo, è stata travolta dalla crisi economica mondiale scoppiata nel 2008. Quell’anno è stata soccorsa dalla Federal Reserve per la cifra record di 85 miliardi di dollari, che entro il mese di marzo 2009 e salita a 182 miliardi.

Il suo brand era considerato tossico e la sua solidità a lungo termine incerta.

Nell’estate del 2009 il governo federale ha reclutato Ben Benmosche, esperto del settore assicurativo, perché ripensasse al Modello di Business. Quale fu la sua ricetta?

Salvaguardare e semplificare il core business assicurativo, disinvestire da alcune unità di business e investire in altre, focalizzarsi sulle aree più redditizie e interessanti come quella relativa al ramo danni, alle assicurazioni sulla vita e dei fondi previdenziali, alle assicurazioni sui mutui. Tutto il resto era in vendita.

Il risultato? Entro la fine del 2012 AIG ha restituito i fondi al governo statunitense, ha generato un profitto di 22,7 miliardi di dollari, ha mantenuto il proprio rating di investimento A, ha ottenuto crediti per oltre 3 miliardi di dollari da banche private, ed e tornata ad essere quotata in borsa.

 

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Se sei arrivato fin qui, immagino tu sia un po’ confuso…

Quello che mi preme ribadire, tuttavia, è che ogni imprenditore DEVE fare strategia.

 

Non solo le grandi nazionali, i colossi americani. Tutti.

Perché la strategia è legata a doppio filo con il fare impresa, e riguarda chiunque abbia una partita IVA.

Ma da dove cominciare?

Dal contattami per una consulenza gratuita qui.

 

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A presto!

Assunta

 

 

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